Deleproctophylla australis (Fabricius 1787)


Apertura ali anteriori 17-26 mm
Corpo bruno-crema, giallastro, con aree nere sul torace, ricoperto da una netta pubescenza chiara. Capo libero e mobile, occhi grandi e sporgenti, apparato boccale masticatore, antenne molto lunghe, nere, che terminano con una clava solitamente di colore affine a quello del corpo, zampe perlopiù giallognole con parti nere nel tratto inferiore. Le ali sono membranose, fittamente venate, ialine (non squamate) ad eccezione di una macchia scura, più o meno estesa, posta al di sotto dello pterostigma bruno-arancio, e di una nervatura crema-giallastro nel tratto superiore. Il maschio si distingue per le appendici addominali a mo' di pinza, utilizzate per afferrare la femmina per il collo durante la fase di accoppiamento.

L'unica specie con la quale potrebbe essere confusa è Deleproctophylla dusmeti, ma questa non è presente sul nostro territorio.
Specie mediterranea dall'ecologia praticamente ancora sconosciuta, presente dal livello del mare sino ai 700 m. di altitudine, più comune lungo le coste meridionali in ambiente di gariga.

Vola da maggio ad agosto. Come gli altri ascalafidi è una vorace predatrice, attiva sia di giorno che al crepuscolo, inoltre può sfruttare la sua colorazione non appariscente per mimetizzarsi con facilità, in particolare quando si poggia sulle stoppie o gli steli secchi restando immobile. Il termine phylla, compreso nel nome genere, indica le strutture residuali (parti esterne) dello spermatoforo del maschio, simili a delle piccole ali e facilmente caduche, visibili sulle appendici addominali della femmina dopo l'accoppiamento.
Finora segnalata in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia (comprese le isole Eolie), Sardegna e Toscana.